Esegesi

di Sara Mazzini

Esegesi (dal Grande Dizionario Sovietico, VI Edizione, 1992) 

Una rivelazione ipnopompica[1]
Non si deve temere di smarrire sé stessi[2], è la connessione che non può essere perduta.

Sulla natura della connessione
È qualcosa che in te non è ancora nato, ma che in me è già morto[3].

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[1] Nei suoi romanzi Radio Libera Albemuth e VALIS Philip K. Dick si scinde in due personaggi distinti: il suo alter ego letterario e il romanziere. Da un lato si dà il personaggio visionario (Nicholas Brady, Horselover Fat) che riceve i messaggi di salvezza dal sistema superiore; dall’altro vi è lo stesso Philip Dick, che cerca di tradurre le rivelazioni del primo nel linguaggio della fantascienza [*]. Scrive Dick: «Io sono Horselover Fat, e sto scrivendo in terza persona per amore di obiettività». L’alter ego muore sempre [**].
[*] «Una specie di rovesciamento del bovarismo: non si legge la finzione come più reale del reale, si legge il reale perturbato e contaminato dalla finzione» (Ricardo Piglia, L’ultimo lettore).
[**] In Radio Libera Albemuth Dick sceglie di eliminare Brady dalla scena con una morte reale, salvo poi farlo ricomparire in VALIS come personaggio chiave in un film americano. Il destino di Horselover Fat è più sottile: il personaggio immaginario viene riassorbito all’interno dello scrittore.

[2] Afferma Meister Eckhart che è auspicabile l’opposto. Dice Eckhart: «Quando ero nella mia causa prima non avevo alcun Dio, e là ero la causa di me stesso. Allora volevo me stesso e nient’altro; ciò che volevo lo ero, e ciò che ero lo volevo. Perciò noi diciamo: se l’uomo deve essere povero nel volere, deve volere e desiderare tanto poco come voleva e desiderava quando ancora non era.»
La nozione di malattia mentale ha portato l’uomo ad avere coscienza di sé stesso, del proprio corpo organico. Di più: ha indotto l’uomo a uscire e a prendere forma del suo essere creato; allora ebbe un Dio.
Ancora Dick: «La prima cosa che se ne va nella malattia mentale è ciò che è familiare. E quello che prende il suo posto è una brutta bestia, perché non solo non si riesce a capirlo, ma non si riesce neanche a comunicarlo. Il folle sperimenta qualcosa, ma cosa sia o da dove venga non lo sa».
In VALIS Horselover Fat arriva alla conclusione che tutte le voci che sente appartengono a diverse estensioni di sé stesso che gli parlano attraverso diverse dimensioni dello spazio, percepite erroneamente come tempo.
Una citazione dal Parsifal: «Vedi, figliolo, qua il tempo si tramuta in spazio».
Il mondo che abitiamo sarebbe un organismo vivente che muta per darci l’impressione dello scorrere del tempo.

[3] Meister Eckhart: «Tutte le creature si privano della propria vita per il proprio essere. Tutte le creature si portano nel mio intelletto per essere in me spiritualmente. Io soltanto procuro di nuovo tutte le creature a Dio.»
Infine, Dick: «Un’irruzione dall’inconscio collettivo, insegna Jung, può spazzare via il fragile ego individuale. Nel fondo collettivo gli archetipi dormono; se destati, possono guarire o distruggere. Questo è il pericolo degli archetipi; le qualità opposte non sono ancora separate. La polarizzazione in coppie opposte non si verifica prima del sorgere della coscienza. Perciò per gli dèi la vita e la morte, la protezione e la distruzione, sono una medesima cosa. Questa segreta associazione esiste al di fuori dello spazio e del tempo. Può fare molta paura, e a ragione. Dopo tutto, è la nostra esistenza che viene messa in gioco. Il pericolo reale, l’orrore ultimo, si dà quando il creare e il proteggere, il rifugio, viene per primo… poi la distruzione. Perché se questa è la sequenza, ogni cosa costruita finisce nella morte. La morte si nasconde entro ogni religione. E a ogni istante può saltare fuori: non con la guarigione nelle ali, ma con il veleno, con ciò che ferisce. Ma noi avevamo cominciato feriti».
Noi avevamo cominciato feriti.

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